La separazione delle carriere non è solo una questione di efficienza organizzativa, ma rappresenta un presupposto fondamentale per garantire l’integrità e la trasparenza del processo. Il magistrato deve essere percepito come imparziale dai cittadini e non deve essere espressione delle cosiddette correnti, che, pur essendo essenziali per la dialettica interna, quando degenerano come si è visto nello scandalo Palamara, necessitano di correttivi. Ad oggi, la sezione disciplinare del CSM è costituita da persone elette dagli stessi magistrati, creando così inevitabilmente un vincolo che dà una percezione di non parzialità. Negli ordinamenti di Stati democratici e liberali, c’è una separazione netta tra PM e giudici. È irrazionale che una Corte disciplinare sia formata dalle stesse persone che devono essere giudicate.
La riforma della giustizia che stiamo portando avanti rappresenta una rivoluzione totale poiché il pm, che resta autonomo e indipendente, non farà parte della stessa consorteria del Giudice. ll Ddl di riforma costituzionale volto a separare le carriere dei magistrati, per i quali vengono istituti due Consigli superiori, oltre all’alta Corte disciplinare, è promanato direttamente dal programma elettorale, perché la riforma della giustizia era tra i primi punti del programma di FDI. Era un obbligo, quindi, e un dovere verso gli elettori.
Come si evince dalla Relazione annuale sull’amministrazione della giustizia del 2024 esposta in aula dal Ministro Nordio, la riforma esclude qualsiasi assoggettamento del Pm all’esecutivo e questo è garantito dalla norma positiva che attua il principio costituzionale del giusto processo che pone le parti in posizione di parità.
Quello sulla separazione delle carriere è, quindi, un provvedimento necessario e atteso da decenni, che dà finalmente concretezza ai principi del giusto processo.
Un grande successo di questo Governo ed un grande passo avanti per il nostro Paese che non si può permettere di avere cittadini sfiduciati nei confronti del sistema giustizia.