4 Apr 2025, Ven

Il futuro dell’automotive: un patrimonio da difendere tra ideologia green e sfide di mercato

Grande partecipazione presso una Sala ASCOM gremita, dove si è svolto l’evento “Il futuro dell’automotive: un patrimonio da difendere tra ideologia green e sfide di mercato”, organizzato dal gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) e da Fratelli d’Italia. 

Al centro del dibattito, le conseguenze delle scelte europee in materia di mobilità e l’impatto devastante che l’imposizione forzata dell’auto elettrica come unica soluzione potrebbe avere sul settore automobilistico italiano. Una decisione calata dall’alto da Bruxelles che ignora completamente la realtà produttiva e occupazionale del nostro Paese.

Il timore emerso con forza durante il convegno è che l’Italia, patria di marchi automobilistici storici e di un indotto strategico per l’economia nazionale, paghi il prezzo più alto di una transizione gestita con rigidità ideologica anziché con realismo e pragmatismo.

Hanno preso parte al convegno l’onorevole Stefano Cavedagna, parlamentare europeo ECR-FDI, il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale FDI, l’onorevole avvocato Vincenzo Gibiino, presidente Ferrari Club Italia, l’ignegnere Ettore Pirisi, coordinatore Commissione Sicurezza della Federazione Motociclistica Italiana e, in collegamento, il dottor Marco Stella, vicepresidente ANFIA.

Presenti nella folta platea anche l’onorevole Daniela Dondi e i consiglieri regionali modenesi Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti.

L’On. Stefano Cavedagna, europarlamentare del gruppo ECR-FDI, ha puntato il dito contro l’approccio dell’Unione Europea: “Stiamo assistendo a un’imposizione ideologica che non tiene conto delle specificità dei singoli Paesi e delle reali esigenze del mercato. L’Unione Europea ha scelto la strada del proibizionismo anziché dell’innovazione, decretando di fatto la condanna dell’industria automobilistica italiana. Vietare i motori endotermici dal 2035 significa mettere in ginocchio aziende, fornitori e migliaia di lavoratori. Se l’obiettivo è abbattere le emissioni, servono incentivi alla ricerca su carburanti alternativi, biocarburanti e idrogeno, non divieti che avvantaggiano solo la Cina, monopolista nella produzione di batterie e materie prime per l’elettrico.”

Il Sen. Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, ha sottolineato le criticità di questa transizione imposta senza alternative: “L’Italia è uno dei Paesi con il più alto numero di lavoratori impiegati nel settore automotive, eppure Bruxelles sta decidendo per noi senza minimamente valutare le conseguenze. Il passaggio forzato all’elettrico rischia di causare la chiusura di aziende storiche, con una perdita di posti di lavoro incalcolabile. Difendere l’industria automobilistica significa difendere l’economia, il lavoro e la libertà di scelta dei cittadini. Invece di politiche punitive, servirebbe una strategia industriale che tenga conto delle diverse tecnologie disponibili, senza dogmatismi.”

Il convegno ha evidenziato il profondo scetticismo degli operatori del settore di fronte a politiche europee scollegate dalla realtà industriale e il bisogno urgente di un approccio più equilibrato e tecnologicamente neutrale. Il rischio, altrimenti, è che l’Italia diventi spettatrice della propria deindustrializzazione, con effetti devastanti su economia e occupazione.

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